Anche se il nostro corpo e’ solo l’involucro esterno ed interno della nostra “anima”…..per arrivare all’anima sicuramente e’ necessario partire o arrivare al corpo.
Il corpo …questo sconosciuto…
Il corpo e’ vissuto nei due aspetti piu’ comuni: quello esterno che offre un’immagine e quello interno fatto di organi, muscoli, nervi, tendini, vene, cervello, intestino, fasce, sangue, linfa……e funzioni quali voce, vista, udito, circolazione, movimento…..
Quello che crediamo di conoscere maggiormente e’ quello esterno: l’immagine.
Qui si apre un capitolo enorme che voglio sintetizzare con una domanda: ti piace il tuo corpo?
L’esperienza del mio lavoro mi permette di dire che anche la donna “considerata bella” ha occhi spesso solo per notare i difetti e la sua preoccupazione e’ spesso rivolta a salvare un’immagine “che piaccia” piu’ che a lasciare che si veda la “verita’” del divenire.
Questo ha sviluppato il grande business del “restauro”: dal maquillage all’intervento con bisturi, al “fitness”….
Giusto o sbagliato non e’ affar mio giudicare chi, come e quando le persone (maschi e femmine) ne facciano ricorso.
Quello che mi viene da dire che questa modalita’ e’ comunque la prima maschera che ci mettiamo in relazione al mondo esterno.
Voler nascondere i segni della vita che vivamo e’ come voler nascondere una parte del nostro se’.
Ma tanto il corpo parla lo stesso….e racconta comunque la verita’.
Come?
In una palestra frequentata da donne giovani e meno giovani un istruttore per spiegare un movimento delle braccia fece ricorso ad una metafora in relazione ai muscoli superiori delle braccia. Chiamo’ “tendine” i muscoli cadenti…cosi’ alcuni visi si imporporarono.
Guardai le “mie tendine” e sentii tenerezza per i miei muscoli un tempo cosi’ tonici ed ora, cosi’ rilasciati”. Mi venne da ridere. Da allora quando metto olio o crema sul mio corpo saluto le mie “tendine” con affetto.
Mi e’ capitato di toccare corpi che tra liposuzioni, cicatrici d’interventi estetici riducenti o riempienti…..piangevano. Dove ci sono cicatrici c’e’ insensibilita’, c’e’ paura, c’e’ lo shock.
E tutto per cosa? Per chi? Per piacere all’altro da se’, per essere “come tu mi vuoi” o come “si deve essere per piacere”….
La domanda che mi viene da fare e’: “ma tu…chi sei?” “Perche’ ti neghi?” e ancora “a cosa ti serve?”
Mi viene in mente una storia Zen terribile…Una donna bellissima, emblema della bellezza, con una sete di ricerca del divino pari alla sua bellezza…..si devasto’ il viso con il fuoco per essere “non guardata, non desiderata”.
Questa e’ ovviamente una metafora ma parla da sola
.L’accettazione di se’
e’, e rimane, il primo gradino di una lunga scala (chiamata amore) alla fine della quale ritroviamo la luce da cui proveniamo e solo allora comprenderemo la ragione di questa nostra forma di vita.
Ed ora passo all’interno del corpo, questo sconosciuto: noi veniamo a contatto del nostro interno sempre e solo attraverso il degrado dello stesso. La malattia e’ un grande richiamo al nostro corpo.
Anche qui la maggiornaza di noi segue l’educazione unidirezionale ricevuta: il corpo si ammala, andiamo dal medico che ci da’ la medicina e il male passa e se non passa ce ne da’ un’altra e cosi’ via…
Ma il corpo di chi e’?
Come mai si ammala?
Siamo vittime passive di un meccanismo che si inceppa?
Personalmente ritengo che se il corpo e’ mio, piu’ mi avvicino ad esso e lo ascolto, piu’ facilmente ne colgo i messaggi e posso fare tutto cio’ che mi e’ umanamente possibile per “mantenerlo in buona salute”
Ho notato che, se seguo il mio intuito e do spazio all’ espressione “di cio’ che sento, vedo, mi si muove dentro”, se do’ voce attraverso il movimento, le parole, il silenzio….il mio corpo si mantiene in buona salute…e vivo una condizione di ben-essere….ritengo di essere sulla buona strada per arrivare al grande salto con un sentimento di gratitudine per questa opportunita’ chiamata Vita.
Certo questo ha comportato e comporta, un grande impegno: l’impegno ad essere qui ed ora.
Non basta dirlo, e’ stato necessario ricominciare fare un percorso di ritorno e ricominciare a muovermi con consapevolezza, a respirare con consapevolezza, a parlare con consapevolezza…
Osservare la mia mente coatta che spesso e volentieri mi portava e mi porta nell’automatismo del respiro, del movimento, della parola…..
Il mio primo approccio al cambiamento e’ stato attraverso la mente. L’analisi. Ho trovato alcune risposte, riuscivo a tenere a bada la mia “nevrosi”, ma non ha funzionato per me, sul piano profondo.
Bastava un’interferenza improvvisa dall’esterno e ripiombavo nei circuiti della mia
Mente, nel mio mal di vivere dentro e fuori.
Il corpo mi ha ancorato al presente.
Come ho detto in qualche numero fa, il mio corpo a trent’anni era affetto da malattie definite allora “croniche”: asma, ulcera, stitichezza, emicrania, circolazione….
Oggi, che mi avvicino ai 60, il mio corpo e’ fondamentalmente sano e non seguo diete prticolari, ne’ mi sottopongo ad esercizi stressanti…..
La mia visione del mondo era basata sull’analisi (spesso critica) degli aspetti della vita. “Cogito ergo sum”, non era solo un’affermazione filosofica, era diventata la mia profonda convinzione.
La religione (cattolica) l’avevo buttata via.
Non potevo accettare un discorso di Fede passivo…e vivere in un mondo così suicida/omicida.
Cosi’ facendo…avevo cestinato anche la possibilità ad Amare.
La mente non puo’ amare, puo’ solo parlare d’amore e come parla d’amore parla dell’odio, passa da un versante all’altro con estrema agilità.
Non e’ credibile.
Le meditazioni di Osho sono state una grande medicina per il mio corpo.
Il lavoro con respiro, il movimento consapevole, la danza, il massaggio, il bodhiwork, mi ha dato tante opportunita’ di Osservazione, di Meditazione.,
Posso dire con la conoscenza che mi viene dall’esperienza vissuta in prima persona, che il percorso verso il divino non puo’ prescindere dall’amore e la consapevolezza del proprio corpo.
Molto spesso ho sentito questa frase detta dal mio mastro: “..Begin whith the bodhy….”.
Comincia dal corpo …..
Ricordo anche del tempo in cui “ci faceva morire” (let go) e poi rinascere. C’e’ stato un periodo (88-89) in cui ogni discorso si concludeva con un invito a lasciarci andare a terra, e venivamo guidati dalla sua voce che ci invitava a disidentificarci dal corpo, dalla mente, a sparire, essere “pura anima”, per poi tornate felici, ringiovaniti, rigenerati….nella nostra vera ed unica casa su questa terra: il corpo.
E per concludere con la metafora della casa-corpo:
Vogliamo essere possessori di una casa di cui conosciamo solo la facciata? O vivere dentro questa casa, magari occupando solo una o due stanze su cento e piu’ senza voler mai uscire, vederla dal di fuori nel suo insieme?
Vogliamo o no essere davvero Padroni del nostro corpo?
Se ti viene voglia di dire di si’, ora ne conosci anche la strada:
Meditazione, massaggio, danza consapevole, respiro…….
E ad ogni eta’ è possibile…
A questo proposito cito a ricordo e con le mie parole Jodorowski. In un seminario sull’atto sciammanico propose questa interpretazione alla menopausa femminile (e anche maschile: andropausa): La donna può biologicamente creare (fare un bambino) fino a circa 45/50 anni, da quel momento in poi la sua creatività rimane al suo servizio. La menopausa e’ un regalo di dio alla donna affinché possa usare tutta la sua creativita’ per la ricerca di se’, del mistero che racchiude dentro di se’, avendo nel frattempo già conosciuto e spesso concretizzato la potenza del suo essere donna nella maternita’.
C’è un’eta’ per tutto e non e’ mai tardi……ed è sempre possibile…….