Questa tecnica si rifà al massaggio “trager”.
Milton Trager è stato il fondatore, l’inventore di questa tecnica.
Non ho avuto occasione di incontrarlo e lavorare con lui, ho però imparato questa tecnica, da persone che erano state qualificate e certificate da lui.
Vero, anche, che nessuna tecnica è la panacea unica e assoluta
Così come è vero che ogni tecnica ha una sua evoluzione, non deve né può rimanere uno schema rigido, per cui posso sicuramente dire che il fatto che abbia cambiato nome (joint release) già dice che c’è qualcosa di differente dal massaggio trager.
Cosa c’è di differente? Penso sia il come viene usata.
La tecnica è, in sé, piacevolissima e dà ottimi risultati .. ma non basta da sola per “ripristinare” il “sistema corpo”.
Per questo è inserita, in quanto tecnica, nel percorso formativo del massaggio Oshorebalancing.
Detto questo voglio però sottolineare l’efficacia di questo tipo di massaggio:
Potrei andare avanti anell’elenco, ma preferisco concludere con una sintesi:
allunga la vita!
L’unica controindicazione: non può essere usata in casi di patologia traumatica in corso.
Ed ora provo a spiegare questo tipo di massaggio “fa bene”, è valido, ce ne vorrebbe uno al giorno!
Molti dei nostri “problemi”, fisici e non, hanno a che fare con un ridotto uso delle nostre risorse.
Man mano cresciamo, per mille e un motivo, riduciamo i nostri movimenti.
Basta stare a guardare LA GIORNATA di UN BIMBO, da quando si sveglia.
Appena apre gli occhi, è già pronto a muoversi, cercare i suoi giocattoli, fare e disfare, esplorare… la sua voce è da subito squillante, e non conosce “rimandi a dopo”.
Il suo presente è tutto.
Se ha fame, mangia ed è tutto nel mangiare, se ha bisogni corporali non esiste il “dopo”, se ha sonno, cade nel sonno…se è nel gioco gioca con passione.
E ora osserviamo uno più grandicello.
Apre gli occhi con fatica e ha poca voglia di saltare giù dal letto o, se lo fa, è perché “deve”.
Ha già una meta fuori dalle mura di casa, quindi la mente è già da un’altra parte e, mentre fa le cose, (in automatismo) già non si gode quello che sta facendo: colazione, bisogni corporali, doccia, barba, altro…
Sceglie i vestiti in base alla méta.
E’ sorretto nei suoi movimenti (automatici) dall’intelligenza del suo corpo, per cui non si accorge nemmeno che sta facendo tutto in “economia”: respira poco, allunga le braccia e le gambe lo stretto necessario, soprattutto non partecipa (coscienza) a ciò che sta facendo.
Questo modo di fare, nella vita quotidiana, giorno dopo giorno, ci porta a “ridurre” , un po’ alla volta, le nostre possibilità, fino a quando “il dolore”, “il male” (leggi la voce del corpo) non ci obbliga a correre ai ripari e magare a “curarci”.
Mi viene da dire che basterebbe solo rimanere un po’ bambini, riuscire crescendo, a mantenere l’entusiasmo alla vita, respirare nei movimenti, esserci nel momento, non permettere alla mente di portarci via il rapporto originario, genuino, sano, col nostro corpo e la sua insita intelligenza.
La maggioranza delle persone arriva all’adolescenza già in automatismo, in rinuncia.
Certo fare dello sport aiuta a “sentire” e “usare” il corpo, ma purtroppo l’educazione corrente predilige lo sviluppo (anche questo spesso direzionato e quindi limitato) della mente a scapito dello sviluppo armonico del corpo-mente.
La maggior parte delle persone NON RESPIRA, o respira poco e male.
Questo crea conseguenze nel nostro corpo.
Tutto si riduce, i tendini, i muscoli si stressano, anche la circolazione del sangue (e ormoni) si intossica.
Tutto questo “contenere” (tenere dentro di sé) a lungo andare diventa, per la mente, “il massimo che posso fare” e questo genera rinuncia, insicurezza, ansia, frustrazione, malessere per il corpo- mente.
Insisto sul respiro, la prima funzione naturale, che genera e incrementa il movimento e, col movimento, la voglia di vivere.
E non parlo solo del movimento esterno, parlo anche del piacere sottile di sentire, partecipare e quindi godere, il movimento interno.
Questo indipendentemente dall’età, lo stato sociale, se sei uomo o donna …
Il corpo-mente ha continuamente bisogno di rinnovarsi per vivere.
Dentro di noi il corpo non è separato dalla mente.
Il corpo mente ha una sua “naturale saggezza” che aspetta solo di essere presa in considerazione, solo così può “fiorire” e dirci “chi siamo”, cosa possiamo e cosa non possiamo..
Il nostro corpo-mente si sa muovere grazie ad un miracoloso, intricato sistema di “tiranti” (muscoli, tendini, legamenti), “leve” (ossa) e “stazioni di smistamento e scambio”,(le articolazioni), il tutto governato dall’intelligenza del corpo-mente, o prana o consapevolezza (del corpo).
Sicuramente il corpo non chiede alla mente “ora per alzarmi cosa devo muovere?” “per camminare quali muscoli devo attivare?”
Tutto ciò accade all’unisono, col respiro.
Respirando ed espirando tutto, dentro, si muove, si allunga, si accorcia in perfetta sincronicità.
Ogni respiro porta movimento, vita, ad ogni nostra cellula: quelle del sangue, dei nervi, dei muscoli, degli organi, delle ossa, della pelle, …
Se ridiamo spazio al respiro … ridiamo spazio al movimento, alla vita.
Certo a volte noi “remiamo contro” e quello è il momento degli “strappi” muscolari .. delle fratture, dei dolori..
Se ricominciamo ad ascoltarci, e non interferiamo coi nostri “devo”, la vita si semplifica, perché il corpo-mente, SA!
Avete idea di quante ossa abbiamo?
Sono circa 200, tenute insieme da tendini, muscoli, legamenti.
Se noi blocchiamo la sincronicità, l’elasticità con o per paura di.., piano piano le ossa si “cementano” tra loro, facendoci diventare delle statue, magari belle, ma statue.
Certo possiamo sempre ricorrere alla chirurgia per ridare movimento alle giunture cementificate.
Questo massaggio, il joint release, aiuta a ricordarci la nostra fluidità, elasticità, vitalità.
E’ un massaggio fatto nel movimento e col movimento.
Crea spazio tra le giunture.
Usa il “ritmo”, piano-forte.
In certi momenti, guardando un operatore all’opera, sembra quasi che i due corpi “danzino” insieme, anche se uno è steso e l’altro è in piedi …
Muove tutte, ma proprio TUTTE, le giunture, dalla testa ai piedi.
Usa lo stretching morbido (quanto basta) tra un movimento e l’altro, dando il tempo per far andare e tornare l’informazione al corpo-mente che… “ora lo spazio c’è di nuovo”. Basta il tempo di tre respiri!
Usa, soprattutto, il respiro e tiene sveglia la consapevolezza del massaggiato col movimento.
Per questo vale la pena di imparare questa tecnica di massaggio, anche perché è una tecnica che “fa bene” anche all’operatore.
Ogni seduta di massaggio dura circa un’ora e mezzo.
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