Intervista a Anubuddha: il massaggio con il Maestro

Quando hai visto Osho per la prima volta? Nel 1976, quando lui era già a Pune.L’anno prima avevo conosciuto alcuni sannyasin e avevo iniziato a praticare le sue tecniche di meditazione,e così, in un certo senso, avevo iniziato ad avvicinarmi a lui. Da tempo speravo di riuscire a trovare un maestro che mi aiutasse nella mia vita spirituale e quando scoprii cosa diceva Osho e in cosa consistevano le sue meditazioni ne fui colpito profondamente.Iniziai ad approfondire questaesperienza che divenne così il vero amore della mia vita.

Lavoravi già come fisioterapista prima di incontrare Osho?

Non proprio, avevo qualche nozione di fisioterapia soprattutto perché avevo fatto molta atletica durante il periodo universitario, ma il mio vero lavoro sul corpo iniziò solo dopo aver preso il sannyas. Tutto quello che ho imparato è stato filtrato attraverso ciò che Osho diceva durante i suoi discorsi,e dalla qualità della sua presenza.Sin dalla prima volta che l’ho incontrato sono rimasto affascinato da come riusciva a essere così attivo, rilassato e pieno di grazia. Osho si muoveva con una grazia che non era solo esteriore,non c’era davvero alcuna tensione interna. Un occhio esperto come il mio non poteva fare a meno di notare che Osho si muoveva in modo più rilassato di qualsiasi altra persona, e riusciva a comunicare molto meglio quello che stava dicendo. Era come se le parole seguissero il corpo, in modo istantaneo. Penso che si veda anche dai video, che i movimenti del corpo e le sue parole erano come collegati.

Quando è stata la prima volta che hai fatto un trattamento a Osho? Te lo ha chiesto lui?

Era la fine del gennaio 1988. Ero sannyasin da dodici anni, e la mia attività principale era il massaggio terapeutico… Non posso chiamarlo lavoro,non è la parola adatta. Ero appena tornato da Bangkok, quando un mattino arrivò Neelam (allora segretaria di Osho) a chiedermi se potevo fare un trattamento a Osho nel pomeriggio. Non ebbi molto tempo per pensarci, subito dopo arrivò Amrito (il medico di Osho) a spiegarmi che le gambe di Osho erano diventate molto deboli e la spalla destra gli dava grossi fastidi… e così andai. Allora si cercava di capire da dove venisse il dolore, se fosse qualcosa di psicologico o di fisico. Osho non aveva alcun dolore di tipo psicologico, in lui non c’erano né tensione né preoccupazione: il suo corpo soffriva terribilmente, ma il suo atteggiamento era estremamente rilassato. Era molto interessante vedere una persona che non si preoccupava di nulla,che non mostrava davvero alcun segno di ansia. Dunque mi trovavo di fronte a un caso nuovo. Non so cosa si possa fare con il veleno, ma so una cosa: che ogni malattia mortale del corpo deriva da un certo tipo di avvelenamento. Penso che sia successo qualcosa, in America, in quei giorni quando Osho sparì. .. Anche lui lo ha detto. C’era chi non credeva possibile che a Osho fosse accaduta una cosa così terribile. Anch’io forse … Non è che mi convinsi che fu avvelenato; allora non lo ero. Ora, avendo avuto tempo per rifletterci, mi è assolutamente chiaro che al suo corpo deve essere stato fatto qualcosa.Ma questo è un altro discorso.Il modo in cui muoveva il corpo per me è tuttora fonte d’insegnamento, al solo ripensarci: la sua estrema sensibilità, senza alcun tipo di forzatura . Sarebbe splendido avere potuto riprendere Osho in video quando arrivava per i trattamenti con un lungi sui pantaloncini con cui rimaneva quando si sdraiava sul lettino; e il modo con cui si levava il lungi, come se fosse stato un ballerino. Non potevi davvero aspettarti un movimento più coordinato .Mi godevo quel momento praticamente quanto tutti gli altri della sessione. Tu sai che nel massaggio, oltre alla parte meccanica, che certamente esiste,ce n’è anche un’altra di tipo energetico, che non dipende da quella meccanica.

Nel mio lavoro, parte di ciò che faccio per aiutare la gente consiste semplicemente nel condividere amore:nei punti in cui c’è il dolore puoi vedere che manca qualcosa, che potremmo chiamare energia d’amore.Era molto curioso, con Osho, trovarsi nella posizione di colui che dà, in cui lasciavo che la mia comprensione e la mia energia d’amore fluissero nel tocco.Era troppo … non so come dire.Ma lui lo faceva sembrare così semplice,così normale che non ho mai avuto la sensazione che fosse al di là delle mie possibilità.

La prima volta che hai fatto un trattamentoa Osho ti eri preparato una specie di programmaprima farò questa cosa e poi proverò quest’altra tecnica- o no?

In tanti anni di lavoro ho imparato aessere attento alle reazioni della persona e a rispondere alla situazione,piuttosto che fare programmi. In realtà,posso dire di trattare ciascun individuo in modo diverso. Osho sottolineava spesso che questo è l’approccio giusto, e io cercavo di fare così. Comunque,ero preparato per ciò che mi avevano detto fosse il suo problema:sapevo quali tecniche utilizzare in modo che il corpo ne traesse giovamento.Per il resto, aspettavo e osservavo i risultati.All’inizio gli chiesi cosa stava succedendo e lui mi spiegò cosa sentiva nel corpo, e questo mi diede un’idea su cosa fare. Iniziai massaggiando la zona lombosacrale, perché è da lì che partono i nervi che arrivano ai piedi,e allora pensavo che avrei dovuto iniziare in qualche modo a restituire sensibilità a quell’area. Lui sembrava molto robusto, invece … chi l’ha visto sa quanto fosse delicato, molto più di una persona normale. Puoi parlare di persone delicate e ultra delicate, ma lui erano anni che non faceva nulla di fisico per cui la sua muscolatura era estremamente rilassata.A volte, quando una persona ha un dolore fisico, puoi avvertire che il sistema nervoso gioca la sua parte; ma Osho non aveva alcuna componente emotiva che contribuisse al dolore.

Era la prima volta che vedevo con tanta chiarezza il dolore del corpo come qualcosa di puramente fisico, non creato da paure o resistenze alla vita – al contrario,Osho era totalmente aperto a ciò che dalla vita arrivava.Era tutto molto strano, perché spesso c’era un miglioramento, il corpo stava meglio, ma poi il dolore tornava. Avevo la sensazione di una costante che ogni tanto veniva sconfitta, ma poi si ripresentava.

Nel tuo trattamento ti basavi totalmente sulle indicazioni che lui ti dava su dove sentiva il dolore?

Sì e no. Quando hai fatto questo lavoro per anni, sai che certi mutamenti nei tessuti indicano i punti dove c’è dolore, e in alcune zone del suo corpo potevi chiaramente percepire questi cambiamenti.L’essere con Osho mi dava energia in continuazione … Ricevevo energia per tutto il tempo, e mi sentivo incessantemente grato. Quando l’ho sentito parlare dei tre tipi di persone che, per ragioni diverse, stavano con lui – lo studente, il discepolo e il devoto -quello che mi si confaceva maggiormente era il devoto. Avevo affinità anche con gli altri due, tutti e tre mi riguardavano,ma per quella sentivo proprio:”Questo sono davvero io.” Ho imparato moltissimo sulla ricettività semplicemente aprendomi all’energia di Osho. Ma poi, quando si sdraiava sul lettino e si rilassava, in un certo senso ero io quello che dava energia!

Era una situazione davvero buffa.Ma come ho detto, egli non ha mai fatto nulla che mi potesse mettere a disagio:era tutto proprio assolutamente normale. Ho sempre avuto la sensazione che egli stesse lavorando su un piano temporale diverso dal nostro.Come se, nel presente, stesse facendo qualcosa che avrebbe poi influenzato il futuro. Non ho mai saputo cosa stesse succedendo realmente.Ma era così bello vederlo durante le sedute di massaggio … Era davvero ricettivo. Posso dire di non aver maivisto nessuno dei miei pazienti così rilassato e consapevole del tocco.Da parte mia, cercavo sempre di lasciare fuori dalla porta i miei problemi,le mie nevrosi – o cose del genere- ma in realtà non ho mai dovuto preoccuparmi di questo: ho sempre avuto la sensazione che potevo essere me stesso. Potevo fare i miei commenti in modo del tutto libero e spontaneo;non ho mai sentito l’obbligo di comportarmi in un certo modo.Molte volte, durante le sessioni, lui rideva; aveva dolori dappertutto e stava davvero male da non poter nemmeno alzarsi dal letto, tuttavia ne parlava in un modo molto distaccato. Ilproblema quindi era in un certo senso ancora più grande, perché dovevo continuare a ricordare che nel corpo di Osho c’era qualcosa che non andava bene; anche se per me essere con lui in quel modo, ogni giorno, era come una festa ed era quindi facile dimenticarlo.Ero in una situazione davvero strana. Facevo tutto il possibile per dargli dei benefici, mi adoperavo al massimo, ma per me restava un grande divertimento essere vicino a lui a quel modo.Da parte sua non ho mai avvertito la pressione di dover fare qualcosa che alleviasse il dolore. L’approccio di Osho era sempre: “Vediamo un po’cosa succede”.

da Osho times 1999

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