Rebalancing: postura dell’operatore e suo benessere

Ma cos’ha di speciale questo Rebalancing? Cos’ha di differente dagli altri massaggi?

Mentre mi esibivo in un massaggio dimostrativo,i commenti delle partecipanti erano del tipo: «ma così lo facciamo già col massaggio x, questo lo otteniamo col massaggio y» e così via. Però quando è stato il momento di provare in prima persona, come mai le mani non sapevano più come muoversi? Come mai il corpo messo in una determinata posizione antistress non era comodo?

Osservando le persone, tutte professioniste del massaggio, guardavo i loro corpi protendersi sul lettino, sbilanciati, vedevole loro mani incapaci di stare in ascolto sulla parte trattata. Toccavo le loro spalle e le sentivo estremamente tese, in continuo sforzo, le loro braccia anch’esse sotto sforzo, il collo rigido, le gambe affaticate,il respiro trattenuto per la fatica e l’ attenzione al “fare” , per soddisfare la cliente. Come si può mai comunicare rilassamento, se io che lavoro sono tesa? Era la mia domanda. Come faccio a portare fuori di me ciò che non è dentro di me?
Ho chiesto a queste come  si sentissero alla fine di una giornata di lavoro: «distrutte», soprattutto alla zona lombare e alle gambe, mi hanno risposto. Non mi sono stupita. Eppure sono persone che lavorano da almeno 10anni, che sanno quello che fanno e lo fanno bene.

Così ho proposto poche cose fondamentali nel Rebalancing: partire da sé,dal proprio corpo, dal proprio allineamento, dalla propria centratura, dall’ascolto delle parti da trattare,dal non fare nulla per alcuni secondi, per “chiedere”alle parti in questione ciò che realmente serve.

Tutto ciò nella realtà del massaggio vuol dire non stancarsi e fare il massimo col minimo sforzo, entrando molto di più in profondità. Significa lavorare in modo attivo ma rilassato, il corpo è centrato nel proprio hara, il corpo dà il movimento alle mani che sono  rilassate e diventano “portatrici”del movimento corporeo. E’ il corpo che si dondola, si alza, si abbassa,ondeggia. E’ ancora il corpo che dà la qualità e la quantità della pressione necessaria alle dita.Le mani, sempre estremamente rilassate, diventano occhi, orecchie: possono vedere, sentire le necessità della cliente. Per questo lavorano “aperte”, ricettive.

Il non fare è una necessità quando si massaggia: è un momentò in cui si dichiara all’altro le nostre totali disponibilità e presenza.Anche una sola parte, trattata in profondità(può essere la testa, le spalle, la schiena, le gambe,i piedi, le mani, il torace,la zona addominale,qualunque parte insomma),con attenzione, perizia,disponibilità, manda il messaggio di apertura e di benessere in tutto il corpo. Dopo questo tipo di massaggio lo star bene è reciproco:alla fine di un massaggioio misuro su di me,sul mio stato di rilassamento finale, la qualità del mio massaggio: se sono stata centrata, attenta a me, se ho respirato con attenzione,se … non solo l’altra persona sta bene, io stessa mi sento “come dopo un massaggio”.

di Unmila Malfatti

da Les Nouve/les Esthétiques,gen/feb 89

 

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